Giusy Pirrotta

Londra, incontro con l’artista (Giusy Pirrotta è nata a Reggio Calabria, 1982)

Quale percorso ti ha portato a Londra?

E’ stato un percorso graduale. Dopo aver passato diversi anni in Italia, prima a Firenze e poi a Milano, ho sentito il bisogno di avere un’esperienza che mi permettesse di confrontarmi con un ambiente di più ampio respiro. Sono stata inizialmente attratta da un sistema educativo diverso che potesse offrire il supporto tecnico e l’attrezzatura di cui il mio lavoro ha bisogno. Ho avuto inoltre la possibilità di instaurare un confronto con una realtà internazionale fatta di artisti, gallerie e attività dove l’arte non ha limiti di rappresentazione. Tutto questo ha dato una spinta notevole al mio lavoro in modo naturale e consequenziale, anche per gli stimoli che una realtà come Londra offre.

 

Perchè senti l’urgenza di fare arte?

Dire che sento una necessità mi sembra banale. Si tratta principalmente del rapporto tra interesse e soddisfazione.

Come si è evoluto il tuo modo di lavorare?

Il lavoro ha avuto diversi e graduali passaggi, quasi un riflesso delle realtà che ho vissuto. Ho approfondito diversi tipi di linguaggio; è proprio l’idea di una produzione a 360 gradi che mi dà soddisfazione. Attualmente il mio lavoro si basa su un’indagine relativa all’immagine in movimento, sono attratta dalla sua dimensione effimera, dipendente da strumenti tecnici, e il paradosso che la lega al movimento e allo scorrere del tempo. Cerco di scardinarne le componenti attraverso l’analisi degli elementi che la compongono, come la luce e il linguaggio filmico. Sono interessata all’idea del cinema come apparato scultoreo per la produzione dell’immagine in movimento e alla dimensione effimera di essa.

Videoartista o creatrice di installazioni?

Non mi piace definirmi in nessun modo, è proprio la possibilità di usare e inglobare all’interno del proprio lavoro diversi mezzi espressivi in maniera calibrata e specifica che esprime la consapevolezza della propria produzione. Mi piace lavorare con lo spazio, ogni lavoro è sempre relazionato al luogo per il quale è pensato. Mi interessa creare ambienti visivamente dinamici, dove l’immagine proietatta possa essere scomposta e integrata nello spazio architettonico.

Recentemente sei stata in Cina, che esperienza è stata?

Ogni anno si svolge una selezione all’interno del college di arti visive di Londra e io sono stata scelta per rappresentare il Central Saint Martins College of Art and Design , per una residenza di un mese a Pechino. Bellissima esperienza, il video Vanishing Point è ancora in corso, una seconda versione ampliata per la mostra di fine residenza che sarà alla Royal Academy di Londra. Il progetto originale comprende un’indagine del paesaggio secondo i canoni della prospettiva parallela e la relazione con il cinema contemporaneo cinese attraverso la video installazione. Il punto su cui mi sono soffermata maggiormente è come creare e amplificare il senso di profondità attraverso una sovrapposizione di piani che si perdono all’infinito e non secondo un punto di fuga dove tutte le linee convergono. Ho lavorato sull’ambiguità di un’immagine che sembra ferma, ma che in realtà è in movimento e dove il paesaggio si modifica attraverso leggere e lente dissolvenze che intensificano il senso di profondità con riprese sovrapposte secondo diversi punti di vista.

 Com’è la tua vita?

Impegnativa. Potrei dire cose che ognuno direbbe in questo caso: networking, visite alle mostre, conoscenza di altri artisti…In ogni caso credo sia importante il confronto costruttivo in un ambiente stimolante. Nel mio lavoro l’aspetto tecnico è fondamentale, ho un’attrazione forte verso le macchine, a volte mi sento più tecnico che artista, anche perchè preferisco tenere personalmente sotto controllo la realizzazione delle opere e non affidarla ad altri.

Testi o letture che hanno condizionato la tua ricerca.

L’immagine in movimento contiene nella sua struttura lo scorrere del tempo.  Mi interessa il ruolo del tempo vissuto, percepito e ricordato e l’annullamento della sua dimensione oggettiva. Letture interessanti in questo senso: Cronology di Birnbaum, quasi scontato Deleuze, Cinema 2 Time-image, di Tarkovsky Moving image, Sculpting Time, reflection on the Cinema. Mi ha aiutata lo studio della fenomenologia del tempo di Husserl e Bergson e come questa possa essere relazionata all’esperienza del film; molto utili sono stati The address of eye, a Phenomenology of film experience di Sobchack e Film consciousness from phenomenology to Deleuze di Spencer. E’ stato importante considerare la relazione dell’immagine in movimento con lo spazio e come il cinema possa diventare apparato scultoreo, installativo in tutte le sue parti.

Simone Monsi

Londra, gennaio 2012

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