Stefano Arienti

Arienti, nato ad Asola (Mantova 1961) vive da diversi anni a Milano.

 

 

Studente alla Facoltà di Agraria, grazie ad incontri personali, in particolare con Corrado Levi e gli artisti appartenenti all’avanguardia milanese degli anni Ottanta, individua una nuova strada.

Il suo lavoro, volto alla riscoperta di immagini o oggetti, va dall’utilizzo di diversi materiali alla ripresa di immagini già esistenti che ripropone all’attenzione conferendo loro nuovo valore e acquisizione di significati.

Grandi poster, immagini su carta dimenticate nelle tipografie diventano tappezzerie, libri, cartoline, oggetti trovati, cose già pronte danno vita a opere d’arte grazie al suo intervento, trasformandosi  in nuove immagini.

Nell’intervista ha ricordato progetti inerenti i libri, Copertine italiane, una raccolta di un centinaio di libri di più argomenti caratterizzati da copertine con immagini d’arte tra i quali una dozzina di monografie di artisti, e su questi è intervenuto nel modificare alcune immagini dell’interno, alla ricerca di assonanze o proposizioni, e i Libri tranciati, altro lavoro incentrato sul libro come oggetto di intervento artistico, dove ha tranciato la costa o i bordi, per entrare dentro la materia viva del libro.

La prima domanda che gli è stata posta riguarda la capacità dell’arte di racchiudere il presente, se è il ritratto della nostra epoca. Sono nate interessanti riflessioni sul significato di arte contemporanea, sul ruolo della committenza (corrispondenza tra buona arte e buona committenza), sulla lettura dell’opera d’arte.

Ha descritto i materiali che gli interessano per il suo lavoro, raccontato come nascono le sue opere e dei suoi progetti.

 

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