Milano, studio di Silvia Ileana Listorti (Milano, 1987). Spazio con tre grandi vetrate, definito dall’artista come un luogo meditativo con regole quotidiane, una registrazione continua di come la luce entra e si posiziona sugli oggetti.
Predilge lavorare con il vetro, materiale che definisce di una bellezza incredibile perché possiede qualcosa che sfugge, che tiene a distanza e che richiede la massima attenzione durante la lavorazione; altro materiale sono le carte di riso per la loro delicatezza, porosità e anche resistenza, sulle quali stende strati di pigmenti spesso con le mani. Disegni astratti, sculture che hanno matrice nel corpo, una sperimentazione continua per intuire le potenzialità e la resistenza dei materiali, ognuno con regole proprie.
Silvia si ispira spesso a versi di poeti, riscrivendoli e facendoli suoi, un processo che arriva da lontano per entrare nelle forme. Come se la parola aleggiasse sulle sue opere o fosse accanto, e la scrittura entrasse nel lavoro. I versi di Cristina Campo la accompagnano. Nell’ultima parte dell’intervista Silvia legge una poesia di Cristina Campo tratta dal libro: Il mio pensiero non vi lascia. Lettere a Gianfranco Draghi e ad altri amici del periodo fiorentino.
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